L'ultima generazione dei Maestri Campanari Rubagotti ha deciso di mischiare Sacro e Hi-Tech.

Così Il grande giornalista Gianluca Nicoletti ci descrive con uno splendido Reportage su Wired.Read More

 

1 Marzo 2010 di Gianluca Nicoletti  - WIRED

 
In Chiari, nel bresciano si sta scrivendo la fase 2.0 per chi suona la campana. Carlo Rubagotti è il capostipite di un polo tecnologico a conduzione familiare specializzato in attrezzature per campanari. Da cinquant’anni palpeggia campane per saggiarne la voce e lo stato di salute. Come un dentista con i molari di un paziente un po’ âgé le scrosta e le lucida, le lima e le riaffila. Infine per farle tornare come nuove le vaporizza a sabbiatura dolce con una sua miscela segreta a base di gusci di noccioline.

Rubagotti senior da quando aveva sei anni si preoccupa di sonorizzare cattedrali, chiese e cappelle. Aveva iniziato come garzone alla storica fonderia Filippi di Chiari, negli anni '60 fu il primo a elettrificare campane in Italia attaccando a un motore le 11 campane del duomo della sua cittadina, quello protetto dai santi Faustino e Giovita. Oggi è il capolavoro di famiglia nel suo upgrade che permette il controllo remoto degli scampanamenti direttamente dal BlackBerry del prevosto.

Il cyber campanaro virtuale è un' esclusiva della Rubagotti Family, singolare crogiolo di devoti e smanettoni che lavorano a una santa filiera che inizia dal martellare sull'incudine e si sublima sfiorando un monitor touchscreen. Tre anni fa l'azienda è passata in mano ai due figli Giacomo e Luca, sin dalle fasce anche loro tra preti da conquistare, campanili da scalare, campane e orologi da smontare aggiustare cambiare. I due ragazzi però fanno un passo avanti, applicano ogni possibile idea che viene dal mondo dell'elettronica e dell'informatica all'antico mestiere di cui hanno ereditato i segreti. I due Rubagotti junior sono convinti che il futuro della loro arte sia il passaggio dal muscolare al wireless. Sono pure certi che questo epocale cambiamento nel campo degli scampanatori non possa passare per un semplice aggiornamento della tecnologia.

Chi, come loro, di preti se ne è masticati parecchi, sa bene che bisogna lasciarli parlare molto, prima di entrare in merito alla proposta di adeguamento del loro campanile alle meraviglie del sistema RCTouchBell, un emulatore elettronico di campanaro che i due figli hanno inventato assieme all'amico Giorgio Campiotti, un appassionato di tecnologia che da una decina d'anni si è messo d'impegno con i due ragazzi per inventarsi sacri marchingegni. Un sodalizio che ha drasticamente svecchiato il business familiare con ardite e innovative soluzioni che stravolgono ogni tradizione di sinestesia devozionale.

Nasce così il loro Hal9000 dei sagrestani: RCTouchBell include un centro di controllo di un sistema nervoso che, a seconda delle esigenze, può essere più o meno complesso. Per i nostri ragazzi la chiesa da "trattare" è un organismo che necessita di aiuto per espandersi "sensorialmente". Il primo compito della loro centrale operativa è quello tradizionale di comandare la movimentazione delle campane e dei martelli. Chi non ha nel sangue l'arte campanaria, non sa come sia complesso quel gioco tra forza muscolare e contrappeso. Un mastro campanaro poteva far concerti dando semplici cenni ai suoi assistenti; quelli, attaccati alle corde come in un bungee jumping, volavano e scendevano facendosi trasportare da qualche tonnellata di bronzo che rubava gravità al loro corpo e trasformava carne e ossa in vibrazione sonora potente e distruttiva.

Non basta attaccare un motore elettrico all'incastellatura di una campana e farlo andare. Un campanile non serve solo come supporto di pietra per campane, ma è più una centrale per la scansione del tempo, un'antenna che trasmette in onde risonanti ogni annuncio di vita, di morte, di tripudio o di catastrofe. Chiacchierando con i Rubagotti si impara persino che il campanile può diventare un cannone per sparare anatemi per demoni. «Una volta sono stato mandato da un prete fino in cima a dare l'olio santo alle campane», racconta uno dei figli. «Bisognava usarle per un esorcismo. È una formula molto segreta che pochi conoscono. Tutto è basato sul far suonare la campana orientata a levante rispetto a quella di ponente».

Per non tradire il senso di ogni minima sacra oscillazione, le campane movimentate dai maestri Rubagotti hanno un sistema di contrappesi e frizioni capaci di riprodurre il dondolio che solo un umano attaccato alle corde produce. L'alchimia tra carne e bronzo, che è l'anima del suono di una campana, è clonata in un algoritmo che riesce a stabilire quell'istante di immobilità prima della fase discendente dell'oscillazione. Un istante che non è mai uguale, non è mai allo stesso punto dell'escursione, ma muta a mano a mano che la campana si lascia addomesticare da chi l'ha presa al laccio e vuole domarla. Insomma, i Rubagotti giurano che nessun orecchio del mestiere potrebbe mai capire la differenza tra il naturale e l'artificiale quando ascolta il loro robot scampanatore.

La questione non è banalmente solo legata all'appagamento estetico. La disciplina che regola "L'uso delle Campane Consacrate o Benedette" è stabilita nel Codex Iuris Canonici al canone 1169 ed è così importante che la Congregazione del Concilio, con un decreto del 1931, la ricordava ai parroci, ordinando loro di richiedere l'autorizzazione del Vescovo ogni qualvolta «gravi e urgenti motivi determinino la necessità di suonare le campane per usi non strettamente relativi al culto divino».

Mi sono accorto che con le campane non si gioca quando mi hanno fatto vedere il pannello di comando computerizzato nella basilica di Chiari. Non ho resistito a maneggiare un po' l'interfaccia: bastava toccare e le campane decine di metri più in alto cominciavano a suonare a distesa al mio comando. All'istante il giovane vice prevosto don Fabio, ancora con la tonaca lunga, è accorso assieme al sacrestano per riportarmi all'ordine... «Non si fa, non si fa... È assolutamente vietato il suono "Ad usus mere profanos"».

Anche il più laico degli osservatori non può pensare che la liturgia sia solo una sovrastruttura allegorica della religione: il rito segue canoni ben precisi perché le corrispondenze tra i vari livelli di partecipazione siano realmente collegate tra loro e non affidate al caso. Vale per l'orientamento dei luoghi di culto, per le geometrie delle costruzioni, per i materiali impiegati, per i riferimenti iconografici. Esistono nella religione cattolica anche norme imprescindibili che regolano la perfetta sinestesia dei luoghi sacri. È indubbio che la tecnologia che favorisce la definizione dello spazio sacro debba necessariamente aggiornarsi, non a caso proprio quei Rubagotti tecnicamente evoluti furono ufficialmente incaricati dal Vaticano di metter le campane nella prima chiesa non clandestina costruita nell'Albania post comunista. Dove si partiva da zero tanto valeva prendere il prodotto più evoluto che offrisse il mercato, a patto che l'innovazione passasse attraverso persone consapevoli che metter le mani al suono di una chiesa non è la stessa cosa che farlo in una discoteca.

Per la stessa ragione l'adeguamento e l'innovazione anche dell'illuminazione artificiale devono essere progettati da specialisti del settore in tandem con liturgisti. Insomma, in ogni punto di passaggio dall'umano al sacro, se interviene un elemento "artificiale" occorre che sia sotto il controllo di chi amministra tale porta di accesso. La Cei già da tempo è su questa linea, tanto che in una nota liturgica del '96 stabilisce che l'illuminazione artificiale delle chiese debba tenere in primo luogo conto delle esigenze della celebrazione liturgica, evitando «l'eccessiva luminosità» che potrebbe trasformare i luoghi di culto in supermercati.

I Rubagotti sono consapevoli di maneggiare non soltanto pezzi di metallo. Ogni campana è consacrata e benedetta secondo il rituale che risale all'ottavo secolo e che la destina stabilmente al culto. Loro sono la prova che tra la gente di chiesa il pregiudizio della tecnologia "contro natura" si sta attenuando in una prospettiva di comfort ed efficienza delle funzioni liturgiche. Niente più chiese fredde rischiarate solo dalle fiammelle delle candele, non più impianti di diffusione gracchianti, confessionali che somigliano a macchine da tortura.

Nell'officina di Chiari convive l'arcaica dotazione del campanaro tradizionale con l'innesto dell'estro di un demone cyber folle. La Rubagotti factory è un piccolo laboratorio di elettrotecnica appoggiato alla forgia che serve a ridare l'anima a quei batacchi di ferro del Seicento. Pesano quanto un bambino, ma sbattono sui campanoni a cui sono attaccati grazie a un sistema wireless che permette di movimentare quei mastodonti sospesi tra le nuvole passando i polpastrelli sul palmare.

È un guazzabuglio di perni e cuscinetti che lasciano una manata di morchia nera addosso a chi li sfiora, ma ammucchiati assieme a scatoloni di circuiti stampati, microchip, schede madri e processori grazie a cui, non si sa come e perché, quando Rubagotti junior mette mano all'iPhone una campana posizionata su un bancone test attacca a muoversi come fosse l'automa di Il pianeta proibito: «Ecco, il parroco dal suo palmare può comandare, ovunque si trovi, ogni campana di ogni chiesa sotto la sua giurisdizione. Non sai quanto sia utile da queste parti. Con la crisi delle vocazioni un prete deve gestire anche tre o quattro parrocchie da solo e come farebbe altrimenti?». Questo significa comunque la possibilità di creare un "palinsesto liturgico" che assegni a ogni ora, funzione, ricorrenza un particolare scampanio, un rintocco, con complessità crescente che può arrivare a produrre anche veri e propri concerti.

Nel Duomo di Chiari il campanaro più giovane è in lotta con l'anziano che si vede minacciato dal digital divide. Posso capirlo: fino agli anni '60, quando Rubagotti padre regalò la prima anima motorizzata a quelle campane, il campanaro ci viveva sotto, in un loculo dove passava giorno e notte tra le necessità liturgiche e il fiasco di vino. Ora l'appartamento del sacrestano è invaso dai possenti motori mossi da un processore che fa far loro lo stesso servizio, con le stesse umane oscillazioni, di quel vecchio ubriacone.

Sempre con la stessa centralina si possono gestire gli impianti di diffusione sia interni che esterni: dal campanello del chierichetto fino alla canna più possente dell'organo. Per controllare ogni sfumatura dell'habitat devozionale è stata studiata un'interfaccia touchscreen da 12 pollici: «I colori non sono casuali, così come non lo è il numero massimo di pulsanti presenti sullo schermo e la loro disposizione. Il nostro obbiettivo era garantire la massima facilità di utilizzo anche a un prete anziano». Oltre a poter gestire tutta la domotica parrocchiale, dalle luci alla climatizzazione, agli orologi - e addirittura a un gufo robotico "dissuasore" di volatili dallo scacazzamento molesto - l'RCTouchBell è da poco in grado di fornire un servizio di "realtà sonora aumentata" per le chiese più dimesse che non hanno campanili o non possono permettersi campane vere. Il problema dell'inadeguatezza dell'aura sonora penalizza le già orripilanti chiese moderne: «In passato si sono sempre affidati alla diffusione audio di campane registrate, addirittura con delle trombe da fiera di paese. Qualità audio e spettro sonoro sono limitatissimi», mi dice Giorgio Campiotti.

 «Io sono un bassista, suono da anni in un gruppo e mi posso definire piuttosto esigente in termini di suono. Ho studiato lo spettro audio e la rifrazione sonora di un vero impianto di campane e, con un analizzatore di spettro, sono riuscito a tracciare il range sonoro che dovrebbe avere un diffusore audio per riuscire a "ingannare" un ascoltatore. Una volta si sono presentati dei paesani per chiederci dove fossero le campane».

Dopo mesi di prove, i tecno campanari sono così riusciti a sviluppare un impianto audio da montare in cima al campanile, così da permettere la riproduzione audio di campane pre registrate o, volendo, anche degli mp3 di qualsiasi altro tipo di musica. L'impianto può raggiungere un range da 20 Hz-20 kHz che arriva a far illudere di ascoltare campane vere. Campiotti e soci per rendere il sortilegio più verosimile si sono messi a fare riprese audio di qualità con attrezzatura professionale, rubacchiando il suono da campanili di tutta Italia. Ora che hanno una bella libreria di rintocchi campionati per animare le campane virtuali dei loro clienti, stanno pensando di metterne un po' online. Non è da escludere che, se il progetto andasse avanti, tra parroci e sacrestani non entri in uso il file sharing della sacra hit delle compilation di campane.