CHIARI – Dopo oltre quarant’anni è tornato ad echeggiare per le vie della città il rintocco de <<l’ura dè nòt>>. La settima campana del concerto della torre civica di piazza Zanardelli ha ripreso a farsi sentire come era solita fare un tempo alle 20 nei periodi più freddi e alle 21 in quelli più caldi per annunciare ogni sera la chiusura delle porte della città.

Questo ritorno alla tradizione si è verificato da un paio di giorni in quanto sono terminati i lavori di restauro conservativo che hanno interessato negli ultimi due mesi le undici campane di proprietà parrocchiale situate sul monumento, in gran parte fuse nel 1758. Ma la vera inaugurazione del concerto avverrà domani per il Corpus Domini. L’intervento, a cura della parrocchia dei santi Faustino e Giovita, è stato eseguito nella cella campanaria della settecentesca torre a una cinquantina di metri dal pian terreno.

Le undici campane, smontate e capovolte, sono state sottoposte a un trattamento di sabbiatura non aggressivo.

<<Una particolare attenzione – ha spiegato don Giovanni Amighetti – è stata rivolta alla quarta campana del concerto, particolarmente compromessa dal tempo>>. Anche il castello in ferro e gli accessori delle campane sono stati coinvolti nei lavori di ripristino: questi ultimi sono stati in parte sostituiti e in parte riparati.

<<I batacchi – ha aggiunto il sacerdote -, sono stati restaurati in un laboratorio di Vienna>>. Tutto l’impianto elettrico è stato infine messo a norma.

<<Grazie a questo delicato intervento – ha continuato don Amighetti – sono tornate ad essere ben visibili le incisioni realizzate sulla superficie delle campane>>.

Il concerto, completo già nel 1827, quando alle otto campane collocate nel 1782 ne vennero aggiunte altre tre più piccole, è tornato quindi a scandire i tempi delle giornate clarensi con dei suoni ancora più puliti e raffinati. Domenica le campane eseguiranno quattro concerti in corrispondenza delle quattro tappe della processione che partirà dal Duomo alle 20 e attraverserà le quadre della città.

Autore: Barbara Bertocchi

 

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