Da alcuni giorni a Rovato, in piazza Cavour vicino alla parrocchiale di Santa Maria Assunta, si sentono bubolare dei gufi reali come se i rapaci avessero scelto di abitare nella torre dell’orologio o nella chiesa.

Quasi nessuno si è stupito dei curiosi richiami, tutti invece hanno notato che sono spariti i piccioni e i colombi.

A SVELARE l’arcano è monsignor Gian Mario Chiari, prevosto di Rovato. <<Carlo Rubagotti che ha un’azienda che produce campane e orologi per torri, ci ha proposto di provare i suoi gufi robot per tenere lontano i piccioni. Abbiamo accolto la proposta e devo dire che da quando li abbiamo installati i pennuti se ne stanno alla larga. Saranno anche belli colombi e piccioni, ma purtroppo sono troppo>>.

I due gufi vegliano da venerdì: uno sulla torre e uno sulla chiesa, bubulando con discrezione senza disturbare i passanti ma quanto basta per indurre i colombi, prede preferite dai rapaci, a stare a distanza di sicurezza. Rubagotti, che ha brevettato il gufo robot, costruito nella sua azienda di Cologne, racconta che l’invenzione è nata ascoltando i parroci.

<<Facciamo campane e grandi orologi da sempre, il gufo robot è nato ascoltando le lamentele di tanti parroci alle prese con il problema dei piccioni: tenerli lontani con altri sistemi come le linee elettrificate è molto costoso. Ho pensato allora di ispirarmi alla natura, rendendomi conto che il migliore deterrente era la paura del loro nemico più temibile, il gufo. Con alcuni ornitologi abbiamo studiato il suo verso e le frequenze e creato il canto del gufo robot. I primi li abbiamo provati sul Duomo e sulla sede della Cisl di Brescia e su due chiese in provincia di Varese. Poi abbiamo avviato la produzione>>. All’interno del gufo in resina, alto un metro e venti, montato su una piattaforma basculante, un microprocessore a basso consumo genera con un algoritmo una sequenza di suono che non si ripete mai, evitando che i colombi e i piccioni possano capire l’inganno. Perfezionato l’aspetto e il canto del gufo robot, l’azienda colognese lo ha messo in produzione, offrendo i primi a don Gian Mario, colognese di nascita, che spera di aver risolto il problema senza ricorrere a misure feroci contro gli uccelli simbolo della pace.

Autore: G.C.C.

 

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