La rettifica tonale, o accordatura, delle campane consiste in un intervento meccanico atto alla rettifica della forma interna delle singole campane in modo da cambiarne la distribuzione dello sviluppo delle frequenze proprie, e quindi l’intonazione sia generale, sia dei toni parziali.

Una corretta accordatura al giorno d’oggi è di prassi per tutte le fonderie europee le quali, in rispetto dei più restrittivi parametri mittel-europei, collaudano le loro campane dopo la rettifica tonale per avere uno sviluppo dei toni parziali, e quindi della timbrica il più corretto possibile, addirittura esatto per le campane realizzate per i carillon.

In Lombardia i fonditori eseguirono le prime rettifiche tonali a partire dal Settecento, come ad esempio il concerto della Basilica di San Vittore in Varese, del 1825, che subì un intervento di accordatura nel 1870, mentre nel resto d’Europa gli interventi di accordatura iniziarono già nella prima metà del Seicento.

L’accordatura di concerti esistenti è possibile solo quando vengano rispettate alcune caratteristiche originali delle singole campane, ovvero che l’accordatura sia l’intervento che la fonderia avrebbe dovuto fare prima di consegnare le campane, e che per vari motivi non fu eseguito.

Questo comporta che le campane accordate successivamente alla fusione, dovranno mantenere inalterata la loro “impronta sonora”, ovvero le caratteristiche foniche e timbriche possedute dalle singole campane prima dell’intervento.

Questo perché il complesso campanario non venga totalmente stravolto dall’accordatura, anzi venga esclusivamente migliorato e portato “al massimo delle possibilità” che avrebbe potuto conferirgli la fonderia che lo realizzò, senza quindi comprometterne le caratteristiche storiche.

 

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